Modena e le figurine Panini: itinerario a piedi

Modena non è solo Duomo, Ghirlandina, motori e buon cibo. Tra le sue strade si nasconde un’altra storia, popolare e inaspettata: quella delle figurine Panini.

In questo articolo
Palazzo Ducale, Modena

Modena, la città delle figurine

«Ce l’ho, ce l’ho, mi manca!»

Probabilmente l’hai detto almeno una volta con un pacchetto di figurine tra le mani. A scuola, al parco o a casa, la ricerca della figurina mancante diventava un piccolo rito. Calcio, cartoni animati, personaggi della cultura pop: quelle piccole immagini raccontavano un pezzo del loro tempo e, album dopo album, le Figurine Panini sono diventate un’icona della cultura italiana.

Ma dietro quel ricordo condiviso c’è una storia che ha un legame profondo con Modena.

Ed è proprio da qui che prende forma questo itinerario a piedi a Modena sulle tracce delle figurine Panini: un itinerario che usa le figurine come filo narrativo per scoprire la città quasi fosse un piccolo album da sfogliare camminando. Ogni tappa aggiunge un tassello alla storia e invita a guardare Modena da una prospettiva diversa.

La famiglia Panini: la storia dietro le figurine

Prima delle figurine c’è una famiglia. Quella di Antonio Panini e Olga Cuoghi e i loro figli: Veronica, Norma, Maria Luisa, Giuseppe, Edda, Benito, Umberto e Franco. Dopo la morte prematura di Antonio, Olga rimane sola con otto figli, così nel 1945, insieme ai ragazzi, prende in gestione un chiosco di giornali in Corso Duomo, accanto al Duomo di Modena. Da quella piccola attività nascerà negli anni Cinquanta un’agenzia di distribuzione di giornali e periodici.

La figura di Olga apre anche una finestra su un altro pezzo della cultura modenese: il mondo delle rezdore e della cucina di casa, che racconterò in un approfondimento dedicato alla tradizione dei tortellini.

La svolta arriva quando Giuseppe e Benito acquistano a Milano un lotto di figurine invendute e decidono di riconfezionarle per rimetterle in vendita. L’esperimento funziona e, l’anno successivo, nasce a Modena la prima raccolta Calciatori Panini. Da quel momento le figurine diventano molto più di un prodotto editoriale. Cercare quella mancante, trovare un doppione e scambiarlo con gli amici diventa un rito condiviso da generazioni di bambini e ragazzi. Le collezioni si allargano dal calcio, allo sport, ai cartoni animati, al cinema e alla cultura popolare.

Da quel chiosco accanto al Duomo, la Panini cresce fino a diventare una realtà internazionale. Ma le origini di questa storia sono ancora legate alle strade di Modena. Ed è proprio da qui che comincia il nostro itinerario.

Per conoscere meglio questa storia e preparare l’itinerario, ho letto L’album dei sogni di Luigi Garlando. Mi ha accompagnata nella storia della famiglia Panini e mi ha aiutata a guardare alcuni luoghi di Modena con maggiore consapevolezza. Se anche tu vuoi approfondire la storia prima del viaggio, puoi trovare L’album dei sogni su Amazon.

Perché Modena è legata alle figurine

Il loro legame con Modena, però, va oltre il luogo in cui è nata l’azienda. La storia dei Panini è profondamente intrecciata con quella della città e della sua comunità. Dal chiosco di famiglia alla bottega di Franco in Largo San Giacomo, il racconto della famiglia restituisce l’immagine di una Modena fatta di commercianti, artigiani e relazioni quotidiane.

Questo rapporto emerge anche agli inizi dell’avventura delle figurine. Come raccontato ne L’album dei sogni, anche i modenesi parteciparono al lavoro di preparazione delle bustine. Un aiuto che racconta quanto quell’impresa, prima di diventare internazionale, fosse ancora profondamente radicata nella vita della città.

Con la crescita dell’azienda quel legame con Modena non scompare. I Panini non dimenticano l’aiuto e la riconoscenza verso i modenesi, sostenendo cosí realtà e iniziative locali, tra cui il mondo della pallavolo.

È forse proprio qui che si trova la ragione più interessante per raccontare Modena attraverso le figurine: non sono soltanto un prodotto nato in città, ma parte di una storia familiare cresciuta in relazione con la comunità modenese.

Modena prima delle figurine

Prima delle figurine, naturalmente, c’era già Modena. Una città dalla storia lunghissima, nata come Mutina in epoca romana e cresciuta nei secoli attorno a quello che ancora oggi è il cuore del suo centro storico. È qui che nel Medioevo prendono forma alcuni dei suoi simboli più importanti: Piazza Grande, il Duomo e la Ghirlandina, luoghi che incontreremo anche lungo il nostro percorso. Nei secoli successivi, con l’arrivo degli Este, Modena vive una nuova fase della sua storia e diventa capitale del ducato, lasciando nella città palazzi, strade e testimonianze che ancora oggi ne definiscono l’aspetto. Poi arriva il Novecento, segnato dalle trasformazioni sociali, dalla guerra e dalla successiva ripresa economica. È in questa Modena, dove storia, vita quotidiana e capacità di fare impresa si incontrano, che prende forma anche l’avventura della famiglia Panini.

Conoscere tutto questo non serve a fare una lista di date prima di iniziare la passeggiata. Serve piuttosto a ricordare che le figurine sono solo uno degli strati della storia di Modena. Seguendone le tracce attraverseremo luoghi che esistevano molto prima dei Panini e che, nel tempo, hanno continuato ad accogliere nuove storie.

Itinerario a piedi a Modena sulle tracce delle figurine Panini

Rua Muro: la casa della famiglia Panini

Il nome Rua Muro conserva già un pezzo della Modena medievale: la strada segue il tracciato curvo delle antiche mura, in una parte del centro storico che ancora oggi ne mantiene la forma. Percorrendola sotto i portici, però, la cosa più interessante è accorgersi che qui la storia non appartiene a un’epoca sola.

È una delle sensazioni che mi ha colpito di più durante la passeggiata: colonne antiche in marmo e capitelli si alternano a sostegni più moderni in cemento, mentre tra palazzi storici e muri segnati dal tempo riesce a insinuarsi persino qualche frammento di street art. In mezzo a questi strati, al civico 46, ritroviamo anche la storia che stiamo seguendo: qui abitava la famiglia Panini.

Largo San Giacomo: la Modena delle botteghe

Prima delle torri, i palazzi e le grandi piazze, Largo San Giacomo ci riporta in una Modena più raccolta, fatta di botteghe, incontri e ritmi quotidiani.

Al centro trovi la Fontana della Ninfa intenta a versare acqua da un’anfora. Accanto c’è una panchina: siediti qualche minuto. Tra edifici storici e dehors dei ristoranti, questa piccola piazza è uno di quei luoghi in cui non serve necessariamente fare qualcosa per godersi la città.

Ed è proprio in questa dimensione più quotidiana che ritroviamo ancora una volta i Panini. Qui Franco aprì la sua bottega, immerso in quella comunità di artigiani e commercianti che faceva parte della vita del centro. Poi c’è un dettaglio che rende il racconto ancora più umano: Franco pranzava da Zelmira, il ristorante che trovi ancora oggi dietro la fontana della Ninfa.

Piazza Grande, Duomo e Ghirlandina: il cuore di Modena

Arrivando in Piazza Grande si entra nel salotto di Modena. E poco importa che, a dispetto del nome, non sia poi così enorme: per secoli qui si è commerciato, discusso, festeggiato e, quando necessario, anche protestato. Insomma, più che per le dimensioni, è “grande” per tutto quello che vi è successo.

A dominarla c’è il Duomo, costruito a partire dal 1099 per custodire le spoglie di San Geminiano, patrono della città. Ma prima di entrare vale la pena fermarsi a osservarlo: le sculture di Wiligelmo trasformano la pietra in una specie di libro illustrato medievale, popolato da personaggi biblici, animali e creature fantastiche. Un racconto per immagini molti secoli prima delle figurine.

Accanto svetta la Ghirlandina, la torre simbolo di Modena. Se osservandola ti sembra leggermente inclinata, non è un’impressione: il terreno argilloso non ha reso la vita facile a una torre tanto imponente.

Piazza Grande, Duomo e Ghirlandina formano insieme il cuore monumentale della città. Ma per il nostro percorso sono anche un piccolo promemoria: molto prima che Modena raccontasse storie attraverso rettangoli di carta, lo faceva già attraverso la pietra.

La Secchia Rapita: da una rivalità all’altra

A questo punto della passeggiata entra in scena una secchia di legno. Non proprio il genere di oggetto che ti aspetteresti di trovare tra i simboli di una città, e invece a Modena è riuscita a conquistarsi un posto nella storia.

La celebre Secchia Rapita rimanda all’antica rivalità tra Modena e Bologna e alla battaglia di Zappolino del 1325. La vicenda diventerà poi protagonista del poema eroicomico di Alessandro Tassoni. Oggi puoi vedere una copia della secchia nella Ghirlandina, mentre l’originale è conservato nel Palazzo Comunale.

Ma cosa c’entra tutto questo con le figurine Panini? Il collegamento arriva ancora una volta attraverso L’album dei sogni. “La secchia rapita” è il titolo del capitolo in cui viene raccontato il momento in cui Giuseppe Panini diventa sponsor della squadra di pallavolo modenese. Nel romanzo l’antica rivalità tra Modena e Bologna viene richiamata per raccontarne un’altra, questa volta giocata sul campo sportivo.

Corso Duomo: dal chiosco alla rovesciata

Arrivati in Corso Duomo, basta alzare gli occhi per ritrovare Duomo e Ghirlandina. Ma questa volta la nostra storia ci chiede di guardare un po’ più in basso.

È qui che, nel 1945, Olga e i suoi otto figli aprirono il loro chiosco di giornali. Dopo gli anni difficili seguiti alla morte di Antonio, quel piccolo spazio nel cuore di Modena diventa un nuovo punto di partenza per la famiglia. Giornali, riviste, clienti abituali: un mondo di carta che, senza saperlo, stava preparando il terreno per un’altra storia fatta di carta, quella delle figurine.

Il chiosco oggi non c’è più, ma dal 2018 una scultura in bronzo di Wainer Vaccari ne ricorda la storia. E non rappresenta un personaggio della famiglia Panini, come ci si potrebbe aspettare. Raffigura invece la celebre rovesciata di Carlo Parola, l’immagine diventata uno dei simboli delle Calciatori Panini. La scelta dell’artista non è casuale: Vaccari lavorò per Panini e nel 1970 ridisegnò graficamente proprio quella rovesciata, destinata poi a comparire sulle bustine delle figurine.

Fermati quindi un momento davanti alla scultura e guarda cosa le sta intorno: la Rovesciata, il Duomo e la Ghirlandina entrano nello stesso colpo d’occhio. Quasi mille anni di storia di Modena finiscono in una sola inquadratura.

La rovesciata di Carlo Parola, scultura in bronzo di Wainer Vaccari.

Via Emilia: la strada della Modena quotidiana

La Via Emilia è l’asse viario principale di Modena che attraversa il cuore storico della città. Tracciata in epoca romana, oggi percorrerla significa attraversare il centro mescolandosi a chi fa shopping, va al lavoro, prende un caffè o semplicemente passeggia.

Cambiano le epoche, ma la strada continua a fare ciò per cui è nata: mettere in comunicazione persone e luoghi. Anche nella storia dei Panini la Via Emilia compare nella sua veste più quotidiana: Olga la percorreva a piedi per andare al lavoro, attraversando il centro fino al Palazzo Ducale. Nessuna figurina ancora all’orizzonte, semplicemente la città vissuta giorno dopo giorno.

Palazzo Ducale: prima delle figurine, Antonio e Olga

Dopo le pietre medievali del Duomo, davanti al Palazzo Ducale Modena cambia completamente registro. Nato dalla trasformazione dell’antico castello degli Este, diventa la grande residenza della corte e oggi ospita l’Accademia Militare. Nel Torrione di Levante trova spazio persino l’Osservatorio Geofisico: un piccolo indizio di quante storie diverse siano passate da questo palazzo.
Ma per il nostro album dobbiamo lasciare per un momento duchi e militari.

Qui lavorarono anche Antonio Panini, appena arrivati a Modena, e Olga Cuoghi dopo la sua morte.

Museo della Figurina: ultima tappa dell’itinerario a Modena

A Modena il mare non c’è, eppure basta leggere i nomi delle sue strade per accorgersi che l’acqua ha lasciato parecchie tracce. Nel Medioevo la città era attraversata da una rete di canali utilizzati per il trasporto di merci e persone; con il tempo sono stati coperti e trasformati in strade, ma la loro memoria è rimasta nella toponomastica. Una di queste è Corso Canalgrande, elegante strada del centro che conserva già nel nome il ricordo della Modena d’acqua.

Ed è proprio qui che il nostro album trova la sua ultima pagina: il Museo della Figurina. Dopo aver cercato le tracce dei Panini tra case, botteghe, edicole, piazze e monumenti, arrivare qui significa poter allargare lo sguardo e scoprire più da vicino il mondo delle figurine e la cultura del collezionismo. È una conclusione che mi piace particolarmente per questa passeggiata: siamo partiti seguendo una storia familiare per le strade di Modena e terminiamo in un luogo che ci permette di approfondire ciò che quella storia ha contribuito a creare. Prima abbiamo sfogliato Modena come un album. Adesso possiamo entrare nel luogo che delle figurine custodisce la memoria.

Cos’altro vedere a Modena

Questo itinerario culturale a Modena nasce da una scelta precisa: usare la storia delle figurine come filo conduttore per scoprire la città, selezionando i luoghi che aiutano a raccontarla. Significa inevitabilmente lasciarne fuori altri. Se ti stai chiedendo cosa vedere a Modena con più tempo a disposizione, però, puoi aggiungere qualche tappa alla tua passeggiata:

  • Mercato Storico Albinelli
  • La Galleria Estense
  • Museo Enzo Ferrari
  • Acetaia Comunale
  • Teatro Comunale Pavarotti-Freni
  • Casa Museo Luciano Pavarotti

Vuoi aggiungere un’esperienza al tuo weekend?

Questo itinerario nasce per scoprire Modena con calma, seguendo un unico filo conduttore. Se hai più tempo e vuoi approfondire un aspetto della città con una visita o un’esperienza guidata, puoi dare un’occhiata alle proposte disponibili su GetYourGuide.

Conclusione: scoprire Modena sulle tracce delle figurine Panini

Le figurine come filo conduttore per conoscere una parte della città senza la pretesa di vedere tutto.

Seguire la storia delle figurine significa scoprire Modena a piedi con uno sguardo diverso. Piazza Grande, le vie del centro e i luoghi legati alla famiglia Panini smettono di essere semplicemente punti da spuntare su una mappa e diventano parti della stessa storia. Ed è proprio questo il bello degli itinerari tematici: scegliere un filo conduttore e lasciare che sia lui a raccontarti la città.

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